Estratto del Testo composto da Chiara Daino che sarà utilizzata nell'installazione:
QUELLA PAROLA VIOLENTA
Quella parola violenta! E la violenza di quella parola ha la forza fatua della tua miseria! E sono la «troia» e sono la «puttana» e quella «vacca da mettere a novanta» e sono l’amarezza, l’amaro in bocca, sono tutto l’amaro che devo solo succhiare e, muta, chinare il capo per ingoiare – tutti i nomi che sono e che non sono. Come puoi dirti «un uomo»? Ti dico lo so: ti viene facile quello schiaffo sordo e secco. Ti dico lo so: che devo sempre e solo, ancora, tacere. Mentre precipito dalle scale per la tua ennesima spinta. Quella parola violenta! E la violenza brucia la pelle e corrode la faccia! E sono il viso che hai deturpato con l’acido per una colpa che non ho commesso, per tutto lo sperma che ho rimesso nei secoli dei secoli – amen! Baciamo le mani assassine e torniamo nel nido di omertà.
Ti sorrida quel taglio sulla gola: vomita sangue e silenzio – il mio collo è un strazio e tu ti senti la mano armata di un dio impunito, libero di giocare al massacro. In virtù di quella violenza che se la schiava esce di casa, esce distesa. E trema la terra che mi mangia. Quella parola violenta! Le pupille impresse dalla paura sono un panorama che nessuno resuscita, nessuno riscatta, poi ti strappa la camicia e a forza ti blocca: ti stupra e ti amputa, piove un rosso dolore e ti priva della vita, annulla la speranza, estirpa il clitoride e in tutto questo – si fa beffe di quel tuo stupido piangere: «perché proprio a me?».
Perché a tutte cuce la bocca e cuce la pelle: sono i settanta punti di sutura, la frattura scomposta e le domande del medico. Quella parola violenta! E sono tutte scuse – le tue crisi di astinenza, l’alibi della tua dipendenza e dalla droga e dal bicchiere: sono le finte promesse di un domani migliore, sono trent’anni di percosse – da quando mi ha portata all’altare. Quella parola violenta! E sono tua figlia, tua moglie, tua mamma e tua sorella, sono la passante colpevole di minigonna, sono la più procace delle tue alunne, sono quella da cui non accetti un rifiuto, sono ubriaca e sei tu che mi trascini nel vicolo. Quello più buio, quello senza via d’uscita. Tanto ero io quella – con la bocca da porca. .... .... ....
Chiara Daino